La tasse che paghi sulla depurazione  sono legittime?

Con sentenza 335/2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato:
− l'illegittimità costituzionale dell'art.14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n. 36 (disposizioni in tema di risorse idriche), sia nel suo testo originario che nel testo modificato dall'art. 28 della legge 31/07/2002, n.179 (Disposizioni in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti "anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione, o questi siano temporaneamente inattivi";
− l'illegittimità costituzionale dell'art. 155, comma 1, primo periodo, del D.Lgs. 152/2006 (Norme in materia di ambiente), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti "anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi." Quindi si è riconosciuto che la quota di tariffa relativa al servizio di depurazione non è una tassa ma ha natura di pagamento per un servizio. La Corte afferma, quindi, che il servizio non può e non deve essere fatto pagare a chi non ne usufruisca. A seguito di questa sentenza, la legge 13/2009 ha così obbligato i gestori del servizio idrico alla restituzione della quota relativa alla depurazione addebitata a utenti per fogne e depurazioni inesistenti. I criteri ed i parametri per la restituzione delle somme pagate e non dovute sono stabilite dal decreto 30/9/2009 (n. 43569) del Ministero dell'Ambiente.